È TEMPO DI FARE SUL SERIO!
SERVE AGIRE CON EFFICACIA, ORA!
Cerchiamo di parlare il più chiaro possibile perché con i discorsi difficili chiunque può dare l’illusione di avere ragione. Sappiamo tutti che il nostro Sud soffre di innumerevoli criticità ognuna delle quali meriterebbe una politica mirata e non c’è certo bisogno di stare a fare discorsi per elencarne gravità e misure ma la cosa più drammatica è constatare che il gap con il resto del Paese e con il resto dell’Europa sta inesorabilmente aumentando. Non si può più prescindere dall’efficacia
delle iniziative da mettere in campo. Ogni compromesso al ribasso rischia di annacquare questa efficacia al pari di tutte le politiche per il Sud messe in campo nella storia di questo Paese. Si tratta in sostanza di agire secondo l’ottimo paretiano, il più possibile alla radice del problema in combinata con la velocità di attuazione degli strumenti stessi.
L’esperienza Covid-19 ci ha dimostrato che situazioni eccezionali possono e devono essere fronteggiate con misure eccezionali. Si è arrivati a bloccare attività e libertà di spostamento perché qualsiasi altra strategia non sarebbe stata altrettanto efficace. E giustamente si è fatto. Quindi si deduce che non prendere in considerazione questa bozza o non adottare nessuna iniziativa alternativa altrettanto efficace e risolutiva significa una cosa sola: VOLERE il sottosviluppo del SUD.
Ma se così fosse, qualsiasi azione di rivendicazione diventerebbe legittima. Ed è proprio per evitare derive anti-istituzionali che è indispensabile agire subito in modo risolutivo.
L’obiettivo chiaro e semplice di questa bozza è mettere in campo strumenti che cancellino una volta per tutte il divario nord-sud. Si tratta di agire in eccezionalità per produrre l’inversione dei trend negativi in tempi rapidi. Ciò è possibile ma soprattutto obbligatorio se ci si muove nel rispetto dei principi della Logica, della Giustizia e di quelli della nostra Carta Costituzionale (la prima legge dello Stato).
QUALCHE PREMESSA:
- L’art. 3 della nostra Costituzione, al secondo comma, sancisce che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”. Si possono insomma applicare trattamenti differenziati quando sarebbe la loro non applicazione a determinare discriminazioni.
- L’art. 119, comma 5, ribadisce infatti che “Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.”
Lo Stato insomma non solo POTREBBE ma DOVREBBE agire per rimuovere le differenze che pregiudicano l’uguaglianza dei cittadini sul proprio territorio. Il condizionale è d’obbligo dato che nei fatti avviene esattamente il contrario, da sempre. Ovvero si attuano politiche che danno di meno a chi invece dovrebbe avere di più per recuperare il gap.
A riguardo, citiamo il Rapporto EURISPES che senza giri di parole scrive: “Se della spesa pubblica totale si considera la fetta che ogni anno il Sud avrebbe dovuto ricevere in percentuale alla popolazione, emerge che, complessivamente, dal 2000 al 2017, la somma sottratta ammonta a più di 840 miliardi di euro netti.”
Si tratta di una cifra colossale sottratta per di più alla equa ripartizione (altro che risorse aggiuntive per recuperare il gap!). E come se non bastasse, si sta lavorando, in velocità, per attuare il progetto delle Autonomie Differenziate che comporteranno una ulteriore sottrazione per decine di miliardi di euro/anno ai danni del Sud.
E’ superfluo stare a ricordare i numeri drammatici diventati ormai dati di fatto che fanno parte della nostra cultura e dell’immaginario collettivo. Livelli di reddito, PIL pro capite, Disoccupazione, Emigrazione… Uno scenario che fa sprofondare il nostro Mezzogiorno in fondo alle classifiche dell’intera Europa. Noi pensiamo che tutto ciò sia diretta conseguenza di politiche anti-Sud portate avanti negli anni. Ma se così non fosse, se cioè il sottosviluppo del Sud fosse davvero frutto di minori capacità, a maggior ragione sarebbe doveroso agire con trattamenti differenziati per agevolare chi non riesce a stare al passo. Quindi non possono esserci più scuse per accettare l’inerzia o l’inefficacia dello Stato.
Concentriamoci su una breve analisi di alcune criticità che pesano sul nostro Sud e che creano ulteriore svantaggio competitivo rispetto al nord per capire come e in che misura intervenire in modo risolutivo. Si tratta di criticità che comportano extra-costi per il sistema produttivo non sempre quantificabili ma che sicuramente vanno a gravare su una situazione già svantaggiata:
- EXTRA-COSTO per la CARENZA INFRASTRUTTURALE: lo sviluppo necessita di infrastrutture. Strade, autostrade, aeroporti, ferrovie, metropolitane, porti… creano le condizioni affinché le aziende possano lavorare in modo efficiente. Secondo Nomisma la dotazione infrastrutturale del Sud è la metà di quella cui possono beneficiare le altre regioni, una carenza che blocca la crescita e rallenta l’export.
- MAGGIOR COSTO DEL DENARO: è la stessa Banca d’Italia che ha sollevato il problema dei tassi di interesse che al Sud sono tripli rispetto al nord, conseguenza anche del fatto che il sistema creditizio del Mezzogiorno è stato smantellato recidendo il fondamentale rapporto tra banca e territorio.
- EXTRA-COSTO per il CONDIZIONAMENTO delle MAFIE: La Relazione Parlamentare sui costi economici della criminalità organizzata nell’Italia Meridionale, recependo studi specifici di Banca d’Italia, Confindustria e Confesercenti, ha quantificato in oltre 5 miliardi di euro il danno economico a causa delle mafie per le sole aziende del terziario.
- EXTRA-COSTO per lo SPUTTANAMENTO MEDIATICO: La pubblicità negativa e la cattiva informazione ai danni del Sud (ormai palesata da centinaia di denunce) pesa sul sistema produttivo e del turismo del Mezzogiorno nella misura di centinaia di milioni di euro l’anno al pari di una pubblicità che lavora in negativo, molto più efficace della pubblicità tradizionale poiché “nascosta” in quella che dovrebbe essere informazione.
Alle criticità del sistema Italia che tutti conoscono e per le quali scontiamo tassi di crescita tra i più bassi in Europa, il nostro Mezzogiorno deve farsi carico di questi extra-costi in combinata con la colossale sottrazione di risorse di cui si è detto.
Immaginate di dover gareggiare in un campionato con una squadra che ha meno della metà delle risorse rispetto alle altre, alla quale vengono tolti 10 punti ad ogni inizio di campionato e che, tutte le volte che scende in campo, deve indossare scarpe senza tacchetti e zaini zavorra che frenano la corsa e gli scatti. Si aggiunga che i risultati negativi vengano poi imputati all’incapacità dei giocatori. Tutto ciò per decenni. A voi le considerazioni, l’obiettivo è però, ora, trovare una soluzione
LA STRATEGIA
Primo obiettivo è compensare gli effetti negativi della colossale e pluriennale sottrazione di risorse nonché gli extra-costi che pesano come una zavorra svantaggiando il Sud, questo con misure capaci di produrre da subito l’effetto compensativo.
Secondo obiettivo è neutralizzare i due fenomeni maggiormente responsabili di diseconomie esterne al sistema produttivo: mafie e sputtanamento mediatico.
Questi gli strumenti da mettere in campo:
- TAGLIO FISCALE. Decurtazione del 30% delle aliquote IRPEF per i residenti nelle regioni meridionali e taglio del 60% del carico fiscale e contributivo per tutte le aziende con sede (fiscale e operativa) al Sud già operanti o di nuovo insediamento. Questo per un periodo di almeno 14 anni ed in ogni caso sufficiente a portare il livello di PIL/pro capite del Sud nella media nazionale. Il taglio fiscale è una misura eccezionale compatibile con la legislazione esistente (vd. ZES), in linea con i principi e con quanto previsto dalla Costituzione, legittimata dal fatto di far pagare meno imposte a chi gode di servizi ed infrastrutture decisamente inferiori. Se consideriamo il carico fiscale una sorta di “prezzo” per i servizi che a vario titolo lo Stato rende al cittadino e alle imprese, va da sé che in presenza di servizi ed infrastrutture inferiori si deve pagare meno. Questa misura aiuterebbe a neutralizzare gli extra-costi di cui sopra dando ossigeno alle aziende e frenandone il trasferimento al nord o all’estero, favorirebbe il trasferimento nelle regioni meridionali delle sedi societarie e dei soggetti ad alto reddito con gli inevitabili effetti ricaduta. Ciò sarebbe presupposto essenziale per poi avere al Sud una massa critica di soggetti (un blocco economico) che diventi gruppo di pressione per l’attuazione di politiche vere di sviluppo sul territorio. Il costo complessivo di questa misura sarebbe in ogni caso decisamente inferiore ai mancati trasferimenti che il Sud ha sopportato negli ultimi anni così come rilevato da Eurispes.
- QUOTA 34% SENZA ECCEZIONI. La percentuale di risorse pubbliche statali per investimenti al Sud (quindi al netto dei fondi FESR- Fondi Europei di Sviluppo Regionale) deve rimanere perentoriamente in linea con quella della popolazione residente. Attenzione: Questa misura evita che il gap infrastrutturale tra nord e Sud aumenti ulteriormente ma non può certo, da sola, aiutare a recuperare il ritardo. Si deve assolutamente interrompere la pratica ormai consolidata di attingere alla QUOTA 34 per coprire fabbisogni di bilancio.
- RAI a NAPOLI. Non esiste più grande azienda partecipata dallo Stato che abbia sede al Sud, una emorragia che l’Italia aveva il dovere di contrastare per evitare la desertificazione economica del nostro Mezzogiorno. In funzione di ciò e per combattere lo sputtanamento mediatico di cui si è detto, è oltremodo giusto ed indispensabile trasferire la sede e la totalità delle principali attività a Napoli che ricordiamo, prima dell’unificazione italiana, aveva il primato per numero di pubblicazioni e case editrici, ed è oggi priva di una qualsiasi azienda di rilievo nel settore dei media. L’operazione risulterebbe economicamente vantaggiosa per lo Stato in funzione del nuovo regime fiscale.
- DECRETO GRATTERI. Per un contrasto serio ed efficace alle mafie, deve essere subito approvato per decreto il testo della Commissione Governativa presieduta da Nicola Gratteri. Il documento è fermo nei cassetti di Palazzo Chigi dal 2015. Il costo di questa operazione è zero, anzi, ci sarebbero risparmi di qualche decina di milioni di euro per le casse dello Stato. Secondo il procuratore che dà il nome al documento, basterebbero solo sette anni per avere un ridimensionamento significativo delle organizzazioni criminali.
ALCUNI EFFETTI DELLA PROPOSTA
Ci preme sottolineare che non c’è alcuna richiesta di finanziamenti se non il rispetto della QUOTA 34 (una sorta di minimo sindacale, data la situazione) questo perché l’erogazione di fondi abbiamo già visto in passato essere problematica nella sua gestione nonché foriera di speculazioni, corruzione, clientele e investimenti “prendi e scappa”. La leva fiscale agisce invece in mondo potente e generalizzato senza dover attivare nessuna procedura burocratica e senza che si debba chiedere niente a nessuno. La fiscalità agevolata riesce (in tempo reale) a ridefinire equilibri microeconomici creando opportunità dove prima c’erano diseconomie. Una situazione questa che sarebbe interessante per tutto il sistema produttivo nazionale, non solo del Sud. Da qui la considerazione che questa proposta potrebbe godere della non avversione dei ceti produttivi del nord:
- Si creerebbero condizioni vantaggiose per tutte quelle aziende (anche del nord) interessate ad allentare il carico fiscale senza doversi trasferire all’estero (e magari rientrare dall’estero) grazie anche alla riduzione del cuneo fiscale per i dipendenti;
- Il trasferimento e la nascita di nuove imprese, di tutte le dimensioni, darebbe grande impulso al settore dell’edilizia che sappiamo essere tra i più trainanti per la crescita del PIL, nonché a tutta la filiera delle aziende di produzione e di servizi dell’indotto;
- Il settore del turismo sarebbe avvantaggiato dalla possibilità di risultare più competitivo nei confronti dell’offerta estera trasferendo una parte del vantaggio fiscale sul consumatore finale;
- L’aumento dei redditi nonché l’impulso dato a tutti i settori economici creerebbe la condizione per avere un incremento dei consumi con gran vantaggio per le aziende del nord (anche) che, come da numerosi studi, hanno nel Sud il loro più importante mercato di sbocco;
- Il nuovo equilibrio nella bilancia di valutazione del fare impresa al Sud avrebbe effetti immediati sulla creazione di aspettative positive a cascata (dagli operatori economici ai consumatori) con conseguenze potenti in tema di investimenti, mercato immobiliare, emigrazione studentesca e post-studentesca;
- La riduzione della pressione delle organizzazioni criminali sul sistema economico sarebbe il presupposto per ristabilire la normale concorrenzialità in un arco di tempo di soli sette anni (come previsto dal Procuratore Gratteri nel suo documento) a tutto vantaggio di nuovi investimenti e della normalizzazione della vita economica del territorio;
- La sperimentazione di questo nuovo regime fiscale potrebbe essere valutata nei costi e negli effetti prodotti per poi una revisione delle politiche economiche e fiscali su tutto il territorio nazionale, fermo restando che il differenziale con le aliquote in vigore al centronord dovrebbe essere mantenuto fino al raggiungimento dell’obiettivo finale: l’eliminazione del gap nel reddito e nel PIL pro capite.
Fin troppo evidente che ci sarebbero i presupposti per un vero e proprio miracolo economico come sempre avviene quando si tolgono i freni ad un sistema per troppo tempo zavorrato a tal punto da aver maturato energie di sopravvivenza ai limiti del concepibile.
Quello in oggetto sarebbe comunque solo il primo tassello (il più importante) per un cambio di rotta totale delle politiche per il nostro Mezzogiorno. Da qui si dovrebbe partire per tutto il resto.
LA STRATEGIA DELLA CONVERGENZA
Il problema è ora quello di concretizzare la PROPOSTA, portarla dal libro dei sogni alla realtà. E ciò che può far avverare il “miracolo” non è tanto la ragionevolezza, la sostenibilità, la perentorietà, l’inderogabilità della PROPOSTA quanto la possibilità di una convergenza tra cittadini, operatori, associazioni e categorie.
Vi invitiamo a guardare il breve spezzone di cartone animato della Disney presente nella home di questo sito, due minuti e mezzo per capire cosa intendiamo far accadere.
Nuotare tutti nella stessa direzione significherà sommare gli sforzi individuali che invece fino ad oggi hanno creato lo stallo poiché nella casualità, si sono neutralizzati a vicenda.
IL VOSTRO SOSTEGNO
Anche la richiesta di sostegno alla PROPOSTA tiene conto della realtà delle cose avendo a cuore l’efficacia del risultato. Il documento nasce da un gruppo di lavoro attivo sul fronte del meridionalismo costruttivo che però non ha intenzione di mettere la sua bandiera sull’iniziativa per evitare che gelosie o rapporti di forza sfavorevoli possano prevalere sul contenuto. Sappiamo poi bene che a volte è difficile e poco conveniente esporsi senza avere le spalle coperte, essere insomma i primi a fare il passo. E’ anche vero però che qualcuno deve pur iniziare. Allora abbiamo pensato ad una formula “rassicurante”: registreremo le adesioni ufficiose in modo riservato e quando saremo arrivati ad avere una massa critica significativa di sottoscrittori, dopo aver richiesto di confermare la vostra adesione, procederemo con l’ufficializzazione della PROPOSTA a mezzo stampa per il successivo passaggio istituzionale.
Non è richiesto nessun contributo economico, di nessuna natura, solamente un’adesione ufficiosa, un click sulla pagina “ADERISCI” del sito creato per l’occasione http://www.propostasud.com o inviando una mail a propostasud@gmail.com .
CONCLUSIONI
Fino ad oggi si è potuto sostenere, con valide argomentazioni, che il sottosviluppo del Sud non è un problema di difficile soluzione ma un obiettivo perseguito con successo. Prima che la situazione nel nostro Mezzogiorno precipiti verso il punto di non ritorno e facendo appello e riferimento a quanto previsto dalla nostra Costituzione e al Principio di Giustizia, intendiamo quindi portare questa bozza all’attenzione delle Istituzioni pretendendo una risposta nel merito e non accetteremo che si continui a far finta di niente. Per questo sarà fondamentale il sostegno di tutti. Agire in misura eccezionale, ora più che mai, si deve e si può.